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Lettera Quacchera

notiziario dell'Associazione religiosa degli Amici (Quaccheri)

n.24, maggio-settembre 1997

Gli appuntamenti degli Amici in Italia sono i seguenti.

Domenica 23 marzo ha avuto luogo il VII incontro annuale degli Amici in Italia: tredici persone, di cui cinque dalla Lombardia, il resto di Bologna. Diverse persone che avevano aderito hanno incontrato all'ultimo momento difficoltà ad intervenire. Dopo il silenzio ciascuno ha raccontato della propria esperienza, e del gruppo di appartenenza. È risultato che solo a Milano e a Bologna si tengono incontri regolari. Cecilia Clementel è stata confermata come persona di riferimento per la Società religiosa degli Amici in Italia. Nel pomeriggio Franco Perna e Sue Glover hanno raccontato del loro lungo viaggio nell'America Latina (v. sotto). Andrea e Pietro Guidotti hanno riferito della loro partecipazione al Summer Camp dell'EMES in Svezia, e Mauro Bonaiuti ha riferito del suo soggiorno a Woodbrooke.

Sue Glover e Franco Perna hanno viaggiato lungamente in America Latina, per tre mesi, a partire da Buenos Aires, il 22 novembre, e finendo a Mexico City. Hanno attraversato 14 paesi, facendo visita alle comunità di Amici nei diversi contesti. Impressionante la presenza dei Quaccheri Evangelici (guidate da pastori) che in Bolivia e Peru solamente sono più di 30.000 (in tutta Europa, sono 20.000). Hanno trovato meetings "unprogrammed" (come in Europa) in Costa Rica, Nicaragua, Mexico City e a Cuba. L'accoglienza cubana è stata particolarmente intensa e arricchente. Sue Glover sta per pubblicare un libro sul ministero itinerante, Go and the Lord do with Thee, presso The Ebor Press.

La prima domenica di Ottobre Franco Perna e Sue Glover metteranno a disposizione la loro casa a Padenghe sul Garda per un meeting di un giorno intero.

Mauro Bonaiuti e Antonella Bonora in Aprile hanno accompagnato l'Amico inglese Brian Bridge nella Repubblica Ceca in una serie di visite a gruppi di varia tradizione e ispirazione religiosa.

L'ultima Domenica di giugno il 29 giugno, per il meeting di Bologna sarà un giornata di riflessione e di programmazione, a cominciare dalle 10.30, con pranzo.

Pier Cesare Bori, con Brian Bridge il 20-22 giugno guiderà un ritiro per amici a Charney Manor, presso Oxford.

Pier Cesare ed Elena Bori hanno trascorso tre mesi a Providence (Rhode Island, USA) e hanno partecipato regolarmente alla vita del meeting laggiù. Nel Rhode Island i Quaccheri trovarono ospitalità sin da metà 600 (il primo "Yearly meeting " in America fu a Newport, RI, nel 1661), quando ancora il resto del New England li perseguitava. Il 9 marzo il meeting mensile ha approvato questo «Rapporto sullo stato della Società»:

«Guardiamo indietro all'anno trascorso con la consapevolezza di essere un meeting di grandi dimensioni: ciò significa che è responsabilità di ciascuno sostenere le crescenti richieste, sia spirituali che materiali, della comunità. Il nostro impegno è di nutrire la qualità del culto come ricerca sempre più profonda e di sostenere gli altri, inclusi i nuovi venuti, nella loro vita spirituale. Riconosciamo che quel che stiamo costruendo richiede maggiore chiarezza di obiettivi e che la tradizione del quaccherismo, ivi inclusa la lettura e la preghiera regolare, costruiscono solidi fondamenti. La nostra ricerca collettiva dipende sulla nostra convinzione che in noi stessi, piuttosto che in una autorità esterna, la luce può essere trovata, attraverso la disciplina, la pazienza e l'umiltà... La nostra scuola domenicale è vivace e si evolve. È stato istituito un "Junior Business Meeting" e i ragazzi più grandi stanno iniziando molti progetti, incluso il rinnovo parziale dei mobili della "meeting house". Tutti, di ogni età, si sforzano di aiutare i nostri giovani a diventare Amici impegnati e riflessivi. Oltre a un gruppo di Cercatori (Seekers) che ha trovato nuova vitalità, cerchiamo nuovo opzioni di educazione spirituale per la nostra comunità adulta. L'obiettivo principale del "Comitato per la pace e per i problemi sociali" è stato la giustizia e il sistema giudiziario. Quest'anno al centro è stato posto, accanto alla pena capitale, anche la giustizia riparativa e i problemi umani connessi. Il nostro ministero con i carcerati è molto vivo e diviene più che mai centrale nella nostra comunità, spingendoci a domandarci come pratichiamo tra noi quel che predichiamo fuori. Assumiamo come sfida per il prossimo anno la crescita delle occasioni di partecipazione spirituale e sociale nel nostro luogo di incontro».

Reaching out... On Membership è un interessante raccolta di materiali circa l'appartenenza formale (membership) alla Società degli Amici, a cura di Harvey Gillmann. Si tratta di un problema dibattuto attualmente nella Società. Qualche citazione: «Gli Amici non accettano un credo come criterio di appartenenza alla Società. Nessun insieme di parole, o formula prestabilita può distinguere un membro da un non-membro. La vita degli Amici esprime la loro fede conformemente alla loro esperienza con la Verità e con la comunità» (Southeastern Yearly Meeting). E ancora
«Member or attender?» «È possibile per chi frequenta condividere molto della vita religiosa e del lavoro della Società degli Amici. I membri non sono un livello più alto di Amici! Non devi essere "sufficientemente buono" per essere membro. Molte funzioni del meeting locale possono essere svolte da membri, o da frequentanti. Potete mostrare il vostro senso di appartenenza e il vostro impegno agli Amici diventando membri. Pensare a diventare membri può aiutarvi a capire di più della vita e della testimonianza del vostro meeting locale e della Società degli Amici. Diventare membri non è la fine la della ricerca della Verità ma un impegno a condividere ancora di più cogli Amici questa ricerca» (Lancaster Monthly Meeting).

Stefano Villani, Tremolanti e papisti. Missioni quacchere nell'Italia del Seicento, Edizioni di storia e letteratura, Roma 1996: è un libro assai bello e interessante. Vi si apprende degli sforzi fatti in Italia dai Quaccheri inglesi a metà Seicento, nel quadro della loro generale spinta missionaria. Nel 1657 John Perrot e John Luffe andarono a Livorno e a Venezia e si fermarono a Roma, con l'intenzione di convertire il Papa. Perrot vi fu incarcerato per quasi tre anni, Luffe vi morì in circostanze non chiare. Thomas Hart, Charles Bayly e Jane Stokes si recarono a Roma per ottenere la libertà di Perrot ( Bayly e Stokes furono incarcerati). A Venezia furono Elizabeth Harris e Elizabeth Cowart nello stesso 1657. Nel 1658 Samuel Fisher e John Stubbs andarono a Venezia e a Roma. A Livorno sostarono inoltre parecchi Quaccheri, in viaggio verso l'Oriente.
Il lavoro di Villani è appassionante, per la vivacità del racconto, per la quantità di fonti sinora ignote utilizzate, per i documenti pubblicati integralmente in appendice. Il libro è molto utile per conoscere il fenomeno della prima missione quacchera, per capire le spinte che muovevano il movimento nel suo impulso missionario, ma anche per conoscere le reazioni della cultura italiana del tempo, priva di premesse per comprendere il fenomeno del quaccherismo (ciò che non è solo di quei tempi). Giustamente Villani (p. 147) cita Braithwaite (1919): «Il quaccherismo non raggiunse le sponde del Mediterraneo in una forma che potesse porgere le sue verità alla comprensione dei popoli latini e dei musulmani - questo avrebbe richiesto una simpatia e una conoscenza che erano ben oltre le capacità dei "Publishers of the Truth" - ma, piuttosto, come un segno di una grande ma misteriosa opera di Dio, che spiccava per il coraggio e la costanza di coloro che si facevano strada attraverso ogni sorta di pericolo sino a Gerusalemme, o alla presenza del Sultano, e per la capacità di sopportazione che ebbe la meglio persino sui rigori della spietata Inquisizione». E anche queste sono riflessioni che toccano il problema attuale del quaccherismo in Italia.

Etty Hillesum «Per umiliare qualcuno si deve essere in due: colui che umilia, e colui che è umiliato e soprattutto: che si lasci umiliare. Se manca il secondo, e cioè se la parte passiva è immune da ogni umiliazione, questa evapora nell'aria.... Trovo bella la vita, e mi sento libera. I cieli si stendono dentro di me come sopra di me. Credo in Dio e negli uomini e oso dirlo senza falso pudore. La vita è difficile ma non è grave. Dobbiamo cominciare a prendere sul serio il nostro lato serio, il resto verrà alla da sé: e «lavorare su se stessi» non è proprio una forma d'individualismo malaticcio. Una pace futura potrà esser veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in sé stesso - se ogni uomo si sarà liberato dall'odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo, se avrà superato quest'odio e l'avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore se non è chiedere troppo. È l'unica soluzione possibile. Quel pezzetto di eternità che ci portiamo dentro può essere espresso in una parola come in dieci volumi. Sono una persona felice e lodo questa vita, la lodo proprio, nell'anno del Signore 1942, l'ennesimo anno di guerra».

Abbiamo riflettuto su questa pagina della Hillesum in un seminario a Parma, il 7 maggio scorso, nell'ambito di un ciclo Etty Hillesum: con voce di donna contro il nazismo, organizzato da Marco De Riu.

Elise Boulding, quacchera, fa parte del "Peace Council" espresso dal "Parlamento mondiale delle religioni", riunitosi nel settembre 1993 (quando fu prodotta una importante "Dichiarazione per un ethos mondiale"). Questo "Peace Council" è un gruppo di 12 persone, di estrazione buddhista, hindu, giainista, ebraica, islamica e cristiana e ha svolto la sua prima missione nel Chiapas, Messico, accettando l'invito del vescovo cattolico Samuel Ruiz Gancìa. Elise Boulding riferisce del viaggio, destinato a conoscere la situazione del paese, inFriends Journal di giugno 1997. Una foto la ritrae accanto a Samdhong Rinpoche (buddista tibetano), a Maha Ghosananda (buddhista cambogiano), al vescovo Ruiz, a Joan Chittister, benedettina cattolica, a Chung Hyun Kyung (professore di ecumenismo al Union Theological seminary), a Adhyatmananda (indu), e a W. Deen Mohammed (musulmano, USA). Elise riferisce di aver dovuto introdurre la preghiera della sessione d'apertura, e di avere allora detto così: «Apriamo i nostri cuori al nostro Creatore, Madre e Padre di tutto quel che vive, a quella fonte di amore divino che ci rende capaci di amarci gli uni gli altri, di prenderci cura gli uni degli altri, e di operare per vincere la sofferenza e l'oppressione dovunque siano. Il Creatore è sempre presente come santa Luce interiore che può illuminare il mondo intorno a noi e mostrarci il cammino su cui camminare. Prestiamo ascolto ora in un silenzio privo di parole al nostro Maestro interiore e sentiamo la Luce santa di quella presenza interiore».

Il Testamento di Frère Christian de Cherge

«Se mi capitasse un giorno (e potrebbe essere oggi) di essere vittima del terrorismo che sembra voler coinvolgere ora tutti gli stranieri che vivono in Algeria, vorrei che la mia comunità, la mia chiesa, la mia famiglia si ricordassero che la mia vita era donata a Dio e a questo paese...»
Così comincia il testamento di Frère Christian de Chergé, uno dei sette monaci trappisti sequestrati e assassinati dai terroristi della Gia, un anno fa. Più forti dell'odio è tradotto in Italia da PM.

Sull'origine dell'Islam a Giava

Sahid era un giovane ladro che incontrò un musulmano, Sunan Bonang: avrebbe voluto farsi credente, ma Bonang gli impose di attenderlo.

«Lo attese per decine di anni, e quando ritornò, si mise a interrogarlo su questioni religiose, alle quale il discepolo rispose alla perfezione. Bonang gli impose il suo nuovo nome - Kalijagan "colui che guarda il fiume" e gli disse di andare a predica l'Islam: cosa che fece con una fortuna ineguagliata. Era diventato musulmano senza aver mai letto il Corano, né essere entrato in una moschea, né aver udito una preghiera. Divenne musulmano perché aveva riformato la propria vita, non riformò la propria vita perché era diventato musulmano. Giacché per la sua natura originale (fitra) l'uomo è atto a conoscere la verità, ossia l'Islam, non ne conosce e non ne comprende se non quanto si è reso adatto a coglierne attraverso la purificazione del cuore»
(Leggenda indonesiana, in I mistici dell'Islam, a cura di Eva de Vitray-Meyerovitch, Guanda, Parma 1978, 29s.)

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