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Lettera Quacchera

notiziario dell'Associazione religiosa degli Amici (Quaccheri)

n.31, aprile-giugno 1999

Gli appuntamenti degli Amici in Italia sono i seguenti.

I tragici avvenimenti della guerra del Kossovo ci invitano a trovare i motivi più profondi della nostra testimonianza. Perché contro la guerra? L'antica, originaria obiezione degli Amici alla guerra non era fondata sulla "nonviolenza". La nonviolenza - l' ahimsa resa nota da Gandhi, non senza suggestione provenienti dalla tradizione cristiana - nella tradizione indiana è tra i mezzi dell' autorealizzazione spirituale degli asceti: "l'astensione dall'offesa in tutti i modi e in tutti i tempi verso tutti gli esseri" (Patañjali, Yogasutra, II, 30). Di tutto questo i quaccheri non potevano sapere alcunché.

La "non resistenza al male" si trova nel Vangelo di Matteo 5, 38 ed è a fondamento della posizione tolstojana, quale si trova esposta ne Il regno di Dio è dentro di voi del 1893, dove l'autore traccia la storia sconosciuta dei movimenti che accettarono questo principio e lo praticarono affrontando ostilità e persecuzioni, sin dall'antichità.

Il passo di Matteo è ovviamento noto ai primi Amici (che spesso erano stati soldati), ma nella loro prospettiva non si trattava tanto di obbedire a un nuovo comandamento ("non resistere la male"), quando anticipare profeticamente, con la vita e con la parola, un mondo in cui non vi sarebbe stato posto per guerra e conflitti: "Ma io dissi che avevo aderito al trattato di pace che era stato concluso prima che esistessero le guerre e i conflitti", rispose Fox, quando gli offrono di diventare ufficiale, nel 1651. I quaccheri non impugnavano la spada perché erano certi di "essere usciti dalla tenebra alla luce", e di essere veramente tornati alla condizione originaria di Adamo, restaurata per ogni figlio di Dio (che Fox scrivesse come "figlio di Dio" "chiamato dal mondo con il nome di George Fox" a Cromwell, è un documento impressionante della sua consapevolezza profetica di non appartenere a questo mondo).

I testi del Diario di Fox che citiamo di seguito ci sono necessariamente e debitamente distanti. Non siamo profeti e non oseremmo né chiamarci né scrivere come Fox. Ma se dobbiamo trasformare la profezia in sapienza condivisibile, occorrerà chiedersi che cosa vuol dire "rifiutare di impugnare una spada carnale", oggi. Ci è impossibile intendere questo rifiuto come una pura interdizione, come un divieto moralistico come passività, come "chiamarsi fuori". Pensiamo che voglia invece dire impugnare le vere armi, le armi spirituali, in una lotta volta a togliere sempre più spazio al conflitto violento e a guadagnare sempre più terreno alla risoluzione pacifica dei conflitti.

Ci avviamo verso una situazione di monopolio sovrastatuale della violenza, analogamente a quanto si verificò con la costituzione degli stati nazionali in età moderna. La nostra lotta contro la violenza sarà anche tesa a che la risposta internazionale alla violenza contenga il minimo grado di violenza. La violazione dei diritti umani deve essere perseguita e punita, ma nel più alto grado di legalità, con il minimo di nuove violazioni e senza strumentalizzazione dei diritti umani. Ricordando anche che nel preambolo della Dichiarazione dei diritti umani la pace e dei diritti umani sono fatti dipendere l'uno dall'altro: "mai più sterminio" e "mai più la guerra" sono inscindibili.

P. C. Bori

Dal Diario di George Fox: [1651]

«Allora il direttore della Casa di correzione ricevette l'ordine di condurmi al mercato davanti ai commissari e ai soldati; e lì mi offrirono quella promozione in ragione della mia "virtù", come dicevano, con molti altri complimenti, e mi chiesero se non avessi voluto prendere le armi per il Commonwealth contro il re. Ma io risposi di aver vissuto tutta la mia vita nella "virtù" che ha eliminato tutte le occasioni di guerra, e che sapevo da dove le guerre avevano origine, dalle passioni intemperanti, come ci spiega la lettera di Giacomo [4,1]. Nonostante questa mia risposta essi continuarono a corteggiarmi affinché accettassi la loro offerta, pensando che io facessi complimenti. Ma io dissi che avevo aderito al trattato di pace che era stato concluso prima che esistessero le guerre e i conflitti. Loro insistettero ancora, sostenendo di offrirmi quella carica ispirati da amore e benevolenza come riconoscimento della mia "virtù", aggiungendo altre lusinghe simili, tanto che io dissi che se quelli erano il loro amore e la loro benevolenza io me li ficcavo sotto i piedi. Allora la loro collera aumentò e dissero: "Portalo via, carceriere, e gettalo nella prigione sotterranea tra le canaglie e i criminali"».

George Fox a Oliver Cromwell, 1654.

«Io, che nel mondo mi chiamo George Fox, rifiuto di impugnare o puntare alcuna spada carnale contro alcuno, o contro di te, Oliver Cromwell, o alcun altro uomo. Lo dichiaro in presenza del Signore nostro Dio. Dio è mio testimone, da lui io sono ispirato a fare questa dichiarazione per amore della verità, dichiarazione da parte di colui che il mondo chiama George Fox, figlio di Dio mandato per testimoniare contro tutte le forme di violenza e le opere nate nell'oscurità, e per volgere gli uomini dalle tenebre alla luce, allontanandoli da ogni occasione di guerra e da ogni occasione in cui possa essere usata la spada ... Io cerco di sottrarre gli uomini alla portata di quella spada. Infatti le mie armi non sono carnali ma spirituali, e "il mio regno non è di questo mondo", per questo non combatto con armi carnali, ma da queste sono piuttosto ucciso. Scritto da parte di chi non è di questo mondo, chiamato dal mondo con il nome di George Fox. E questo sono pronto a sigillarlo con il mio sangue».

Lettera al primo ministro della Gran Bretagna

Caro Tony Blair,

In qualità di membri della società religiosa degli Amici (Quaccheri) scriviamo per esprimere la nostra profonda opposizione all'uso della forza militare nel tentativo di risolvere l'attuale conflitto in Kossovo. Per 300 anni i quaccheri hanno rifiutato l'uso della violenza in tutte le sue forme. Nella complessità del mondo contemporaneo questo rifiuto si applica egualmente a tutti gli usi di forze militari, sia da parte del governo della repubblica federale Jugoslava, che dell'armata di liberazione del Kossovo o da parte del nostro paese. Se la violenza è perpetrata, sotto forma di bombardamenti, dalle nostre forze armate e pagata con le nostre tasse sentiamo una responsabilità che ci costringe a parlare.

Opporsi all'uso della violenza non significa non fare nulla. I quaccheri continuano ad essere molto coinvolti nel lavoro per una soluzione pacifica delle dispute con mezzi pacifici [... ]

Da questi contatti e dalla nostra esperienza siamo convinti che una diplomazia coercitiva e l'azione militare non possono portare ad una soluzione giusta e sostenibile della complessa tragedia del Kossovo. Il nostro timore è che al contrario essi rinfocoleranno i timori e gli odi preesistenti e faranno traboccare un conflitto violento in una regione che è stata per secoli crogiuolo di guerre europee. Il bombardamento attuale invece di alleviare le stragi di pulizia etnica potrebbe crudelmente intensificarle.

Chiediamo al governo inglese di sospendere immediatamente l'azione militare e di lavorare attraverso il Segretario Generale dell'ONU , il Consiglio di Sicurezza e attraverso l'OSCE per iniziare un processo politico con supporto multilaterale per nuovi negoziati fra le parti in conflitto, nel quadro delle leggi internazionali. La rappresentanza della dirigenza in tali negoziati deve includere non solo membri del governo, militari e capi di fazioni armate ma anche i leader delle istituzioni della società civile. Chiediamo inoltre uno sforzo deciso e continuato per mettere sotto processo in base alle leggi internazionali i partecipanti al conflitto che si siano resi colpevoli di crimini di guerra o crimini contro l'umanità, senza fare eccezione per alcuno, per quanto importante egli possa essere stato per gli accordi di Dayton o per quanto rilevante egli sia in negoziati futuri. I quaccheri hanno sempre avuto grande rispetto per la legalità che riteniamo sia stata violata dall'uso della NATO, all'apparenza un'alleanza militare difensiva, nel condurre un attacco contro uno stato sovrano. Chiediamo al governo britannico, nei suoi tentativi per una soluzione della crisi, di agire in modo che si possa pienamente giustificare di fronte al Parlamento e che sia consono con il diritto internazionale.

Preghiamo affinchè in questa difficile situazione si possano trovare strade pacifiche per promuovere una soluzione giusta e permanente al conflitto.

Jane A. Chattell, segretaria del meeting for Suffering, Società religiosa degli Amici in Gran Bretagna


Dall' "Epistola sulla differenza" dei "Fratelli della purezza" (Ikhwân as-safa'). Le "Epistole", del secolo X d.C., sono una esposizione d'insieme della dottrina islamica ismailita. Questa epistola parla dell'uomo "piccolo mondo", microcosmo, e delle ragioni della sua superiorità sugli animali. Secondo questo testo l'uomo (la persona) completo/a è

"sapiente e colto, eccellente e intelligente, ha vista penetrante: è persiano d'origine, arabo per religione, hanafita per dottrina, compìto (adâb) come un iracheno, ebreo per esperienza (makhbâr), cristiano per la sua condotta(manhaj), pio come un siriano, greco per il sapere ('ulûm), indù per la sua vita interiore(basîr), sufi per il comportamento (sîrah), regale per la sua morale, divino nelle sue opinioni e conoscenze, e infine signore di sé medesimo".

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