Gli amici di Bologna trascorreranno due giorni insieme
in montagna, sull'Appennino bolognese, il 26-27 maggio (a cominciare dalla
sera del 25): ci saranno uno studio biblico, uno studio storico sugli
Amici, una riflessione sull'attualità sociale. E anche una passeggiata.
Informazioni presso A. Guidotti.
Silvia Lena sarà ricordata con un incontro silenzioso
che si terrà il 2 maggio in via Avesella 2/2 alle ore 21.
(più precisamente, Amiche) inglesi: meditazioni in cui la prospettiva degli Amici appare nella sua forma più "liberale", non teologica. I testi sono stati proposti e tradotti da Franco Perna, e sono tratti dal fascicolo Reaching Out Special Issue, pubblicato da Quaker Home Service.
Accostiamo a questi testi alcuni estratti da What did George Fox teach about Christ, di Lewis Benson, che invece in modo efficace e convincente ricostruisce la teologia del primo quaccherismo, incentrata sul "Cristo profeta" presente nel mezzo della comunità, adempimento della profezia del Deuteronomio 18, 15 (citato sotto). Questa lettura del primo messaggio quacchero è tanto più interessante per noi in quanto agevola il confronto con l'Islam.
Come si è detto più volte, l'interesse dell'esperienza degli Amici oggi per noi è proprio nella capacità di tenere insieme i due punti di vista, quello profetico-evangelico e quello spirituale-liberale. Chi ha difficoltà dinanzi a quest'ultimo aspetto per motivi di fedeltà alla Bibbia, deve ricordare che la Bibbia stessa contiene un importante filone sapienziale-razionale. Chi invece ha riserve dinanzi al linguaggio profetico, può ricordare quanto Platone dice della manìa, della follia (amorosa, ma anche religiosa), portatrice di benefici, anzi di salvezza alla città umana.
"Io affermo che:
Alison Leonard
Ho trascorso un giorno felice con un amico, passeggiando, mangiando, chiacchierando. Abbiamo parlato di tante belle cose, di persone conosciute da entrambi, delle nostre speranze e dei nostri sogni, andando dal banale al profondo e viceversa. Abbiamo anche parlato della morte, specialmente la mia, e sono stata contenta di farlo perché ciò mi permette di vedere la vita in una certa prospettiva. È stata una profonda condivisione e sono rientrata a casa con uno strano sentimento: essere amata, amare, soffrire. Un pomeriggio particolarmente felice, bello, con un drammatico cielo alla mia destra da cui mi sentivo trafitta, colori vivi e un orizzonte tempestoso, con i profili degli alberi, mentre luci abbaglianti come frecce argentate mi toglievano il fiato. La Bellezza assoluta mi mandava in estasi e mi addolorava al tempo stesso.
Ancora una volta, come dopo la morte di mio padre, ho sentito la forza della gioia e il dolore profondo, l'amore per la vita e la pena per la perdita della stessa. Poi per la prima volta ho sentito l'agonia della mia stessa morte, la perdita della Bellezza, di amici amati, delle cose belle quotidiane che si danno per scontate. Mi sono accorta che più mi apro alla gioia di vivere più questa gioia mi causa dolore. E tuttavia vivere diversamente sarebbe dire no alla vita nella sua pienezza. Occorre coraggio e vivere con l'assoluta consapevolezza della propria morte: se si considera la vita solamente nella sua realtà terrena attuale, in vista dell'annientamento con la morte, allora si è sconfitti fin dall'inizio. E' questa agonia per la perdita della vita che ispira e guida il nostro desiderio per qualcosa dopo la morte e quindi il rifiuto di accettarla come punto finale? Oppure si tratta di esistere in eterno, e di considerare la vita presente come un capitolo di una storia interminabile, con la possibilità di viverne il dono oggi, con passione, gioia e dolore insieme? Non lo so. Sento però tutta l'intensità di questa vita e desidero viverla fino in fondo.
Judy Clinton
L'insegnamento di Fox [la frase citata sopra appare almeno 42 volte nei
suoi scritti] contiene almeno quattro elementi.
Il primo è che Cristo è vivo. La maggior parte dei cristiani lo afferma, e
non fu scoperto da Fox.
Ma il nucleo di quanto egli afferma è quando dichiara che "Cristo è vivo" è
che Cristo è vivo e presente.
Non afferma semplicemente che Cristo permette
che lo si conosca da quanti meditano insieme sugli eventi della sua vita
terrena.
Fox dice che Cristo è vivo e presente nel mezzo della sua chiesa in modo
funzionale, e cioè che è presente e fa qualcosa [...]
Egli è vivo presente, come Fox dice "in tutti i suoi offici" (cioè funzioni). Noi lo riconosciamo come il nostro Profeta. "Possiamo udire il nostro profeta nel silenzio"(cioè nel culto silenzioso) . "Conosciamo il regno di Cristo tra noi ... perché fra noi Cristo è Re". Gesù Cristo può essere conosciuto "tra voi come Profeta, Sacerdote e Re ... per aprirvi e rivelarvi e guidarvi" [...] Ma Fox non ha, come invece Calvino, una dottrina del triplice ministero di Cristo in cui ci sono solo questi tre uffici. Fox vede Cristo anche come comandante spirituale, come consigliere, come capo, come colui che ordina, come ministro. Ho raccolto 124 esempi in cui Fox presenta due o più offici di Cristo in serie (in 41 casi fa specificamente riferimento a un ministero che il Cristo svolge "presente nel mezzo"). Il ministero profetico è quello che ricorre più spesso (112 volte) e poi, in via decrescente, il ministero di pastore, di episcopo, di sacerdote, di re, di consigliere [...] Dunque Fox pone molta enfasi sulla funzione di Cristo come profeta e se non comprendiamo che cosa vuol dire con questo non comprendiamo il messaggio che egli ha precisato, e non comprendiamo perché era così rivoluzionario.
Nei primi capitoli di Atti, Luca cerca di dirci quale fosse la prima predicazione dell'Evangelo, in base a una sorta di ricerca storica, siccome al suo tempo la prima predicazione appariva già in disuso. I discorsi di Pietro sono le fonti più esplicite per la nostra conoscenza della prima predicazione apostolica. Le parole di Pietro erano assai preziose per Fox, che vi si riferisce spesso. In Atti 3, 22 Pietro dice "Perché veramente Mosè disse ai padri 'Un profeta farà sorgere il Signore Dio tra i vostri fratelli, come me; voi lo ascolterete in tutte le cose che vi dirà'" (Dt. 18, 15). Qui Pietro annuncia Cristo come colui che adempie la profezia di Mosè nel Deuteronomio. Anche Stefano, in Atti 7, 37, fa riferimento al questa profezia.
La chiesa non fece mai molto uso d questo insegnamento eminentemente apostolico su Cristo come "Profeta come Mosè" [...] Questa [invece] è la base della pretesa di Fox: "Ora l'evangelo è di nuovo predicato dopo una lunga notte di apostasia dal tempo degli apostoli". Quando afferma" Cristo stesso è venuto a insegnare al suo popolo", egli si basa sulla sua concezione del Cristo come profeta[...]
Con la scoperta dei Manoscritto del Mar Morto è divenuto evidente che effettivamente c'era gente che al tempo di Gesù aspettava il profeta descritto nel Deuteronomio 18. Nuovi studi sui Samaritani hanno anche accelerato l'interesse in Cristo come adempimento della profezia nel Deuteronomio [...]
Fox non percorse tutta l'Inghilterra per parlare alla gente parlare del voto che bisogna evitare nel prendere le decisioni di gruppo [che vanno prese all'unanimità], o per parlare del valore del pacifismo, o delle donne che devono avere pari diritto al ministero. Il suo messaggio è un messaggio su Cristo, e al centro del suo messaggio c'è il suo insegnamento sui ministeri del Cristo. Egli dice alla gente che c'è un sicuro Fondamento su cui si deve costruire ed è la conoscenza e l'esperienza della sua presenza nel mezzo del suo popolo con tutti i suoi ministeri. [...]
La predicazione di questo evangelo destò la più vigorosa opposizione da parte dei puritani calvinisti che credevano che la certezza della personale salvezza può essere sperimentata indipendentemente dall'obbedienza nella giustizia. I Quaccheri predicavano la "salvezza dal peccato" e i puritani la "salvezza nel peccato" [...]
Non ho trovato negli scritti di Fox un concetto di "Luce Interiore" o persino le parole "Luce interiore" come termini associati a questa idea [di qualcosa di più interno e personale di un profeta e maestro che ci sta esteriormente dinanzi]. La Luce Interiore divenne una preoccupazione centrale degli "apologisti" (Penn, Penington, Barclay) [...] Essi aprirono le porte a una speculazione che portò alcuni spiriti audaci nei secoli successivi a costruire una dottrina quacchera che aveva come pietra angolare la "Luce Interiore". Fox ha molto da dire sulla Luce esterna e interiore di Cristo. Ma per Fox, questa terminologia della "Luce" è un modo di parlarci di Cristo. L'Antico Testamento dice che "La Legge è luce" (Prov. 6, 23) [...] La "Luce" che Fox proclama è il figlio di Dio che parla al popolo di Dio.
La convinzione che possiamo comunicare direttamente con lo spirito eterno di Dio attraverso l'attesa silenziosa è la base del nostro culto. Più profonda delle parole è la presenza dello spirito. I messaggi espressi con le parole dovrebbero servire ad approfondire il senso di questa presenza. È difficile per noi arrivare a ciò, perché siamo così abituati a parlare per molti altri scopi. I seguenti suggerimenti ci possono aiutare a moltiplicare i momenti in cui siamo veramente mossi dallo spirito.
Segnalo la presenza nell'Islâm di un hadîth (detto) corrispondente a 1 Cor. 2, 9, che letteralmente dice: "occhio non ha visto e orecchio non ha udito e in cuore umano non è mai salito quanto Dio ha preparato a quanti lo amano" (che sua volta dipende parzialmente da Is. 64, 3). Lo hadîth si trova in Bukhâri (una delle raccolte canoniche di detti del profeta, ed è un hadîth qudsi, cioè uno di quelli in cui Dio parla in prima persona al profeta. Lo si trova, per esempio, in ibn Tufayl (m. 1185), Hayy ibn Yaqdhân, nel momento in cui il "vigilante" arriva da solo alla contemplazione delle cose supreme. Segnalo la presenza di 1 Cor. 2, 9 in uno scritto di Isaac Penington, applicato al meeting silenzioso: "Occhio non vide ... quanto Dio rivela ai suoi figli con il suo Spirito, quando Lo attendono in puro timore, e adorano e conversano con Lui nello Spirito".
Segnalo inoltre corrispondenza fra l'affermazione di un altro ancor più famoso quacchero, William Penn e quella di Pierre Poiret (pastore protestante, tra 600 e 700, assertore ecumenico della superiorità della mistica rispetto alle divisioni confessionali). Per W. Penn, "le anime umili, miti, pie e devote appartengono tutte alla stessa religione e, quando la morte toglie la maschere si riconoscono a vicenda, sebbene le diverse livree che portano quaggiù le rendano estranee". Per Poiret, "Chiunque ha il timore di Dio e quanto ne deriva ... possiede l'essenziale: il cuore, la vita, l'anima della religione salutare. Il resto sono come abiti di stoffe e di fogge differenti".
La nostra Via è il documento base del meeting di Bologna.
LQ è curata da Pier Cesare Bori.