Domenica 28 ottobre e domenica 23 dicembre 2001 la riunione silenziosa sarà seguita da un pranzo comune.
Guardiamo due avvenimenti che hanno segnato gli mesi legandoli insieme con una testimonianza di Susanna Thomas, la giovane studentessa quacchera che è stata imprigionata a Voghera per poco meno di un mese, in seguito ai fatti di Genova. La madre Cathy Thomas ci ha scritto il mercoledì 12 settembre:
"Ieri sera abbiamo avuto una riunione silenziosa. Anche le chiese presbiteriana e quella cattolica, vicino a noi, hanno avuto tenuto simili servizi. Qui il colpo è stato grave: dalla strada principale [di Summit, N.J.] si può vedere New York City e fino a ieri si scorgevano chiaramente le torri del W.T.C. Molti qui lavorano in città vicino al luogo del disastro. Fra questi, il marito di Arlene Johnson, segretaria del nostro meeting. Ci ha messo 8 ore per trovare il modo di uscire da New York City. Alla fine ha traversato a piedi il ponte sino a Brooklyn e ha dormito presso amici.
Durante il meeting silenzioso, qualcuno ha lanciato un messaggio, dicendo che un atto simile deve venire da un luogo di grande pena e disperazione. Mi sembra che siano stati presi di mira i simboli della ricchezza e del potere militare. Questo mi ricorda i messaggi di molta parte della protesta nonviolenta di Genova, che cercava una più giusta distribuzione delle risorse mondiali: se non vi fosse una tale enorme disparità forse la gente avrebbe più speranza nel futuro e non sarebbe indotta a tali terribili azioni.
Ora tutti preghiamo perché la risposta dei nostri capi e del nostro popolo sia saggia e misurata. Susanna ha scritto la seguente lettera per il giornale locale di Philadelphia: "
"Mi si dice che il 'Philadelphia Inquirer' vorrebbe ospitare un mio editoriale. Per quanto malvolentieri - già abbastanza attenzione si è puntata su di me - sento che gli eventi di oggi autorizzano una reazione da parte di una pacifista. Spero che questa dichiarazione possa essere di aiuto.
Susanna ThomasSalve, cari amici di Philadelphia,
Le tragedie di oggi colpiscono il mondo intero. È un giorno terribile. Alla luce degli eventi odierni, è più importante che mai difendere i valori che uniscono, piuttosto che quelli che dividono: la comunicazione il rispetto, la libertà di espressione e il diritto a riunirsi pacificamente. Credo che siano questi i valori su cui si basa ogni democrazia. Credo che la salvaguardia di questi valori possa consentire alla gente di esprimere le loro preoccupazioni e i loro punto di vista, senza sentire il bisogno di ricorrere alla violenza, alla distruzione o alla forza [...] Le persone direttamente responsabili degli attacchi - i dirottatori - sono già morti, con ogni probabilità. È tuttavia di vitale importanza non criminalizzare le pacifiche comunità islamiche nel mondo associando la loro fede a presunte attività terroristiche.
Ricordiamo il significato letterale della parola "Jihâd", che vuol dire lotta spirituale, la forza dell'anima. Ogni persona di fede conosce questa lotta.
È anche importante ricordare il significato letterale della parola "Salâm", su cui "Islam" di basa: questa parola vuol dire pace. Con pace e amore".
Questa riflessione, nella sua semplicità e immediatezza, è importante perché viene dalla parte offesa, dalla parte "americana" (la Pennsylvania è legata indissolubilmente agli Amici); perché c'è un inizio di analisi delle cause sotto il profilo economico (la disparità) e psicologico-sociale (la disperazione come impossibilità di comunicare); perché articola la condanna della violenza terroristica e il rispetto della cultura e della religiose islamica, perché, nel chiedere una risposta "saggia e misurata" indica la linea da perseguire: legalità nel perseguire giudizialmente gli autori del crimine, rispetto dei diritti fondamentali.
Il riferimento all'Islâm e al jihâd richiederebbe un particolare approfondimento, ma appunto solo nella comunicazione e nel dialogo sarà possibile cercare con i credenti musulmani un chiarimento sul rapporto con la violenza che sia anche un impegno contro di questa.
Gli Amici di Bologna hanno trascorso due periodi di studio insieme in montagna, sull'Appennino bolognese, il 26-27 maggio e l'8-9 settembre si sono trovati sull'Appennino per due giorni di silenzio e di riflessione. Hamsa Eichler è stata gradita ospite. Al centro della riflessione, nella prima occasione è stata un riflessione sul "misticismo etico" degli Amici, sulla traccia di uno scritto di H. Brinton, e avendo presente l'insegnamento di A. Schweitzer.
Nel secondo caso è stato sviluppata da P.C. Bori una meditazione su "Gesù profeta". Ne presentiamo il testo, facendo seguire alcune riflessioni.
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Sulla mia strada metti, qua e là, trappole a mille, Poi dici che aspetti il mio primo inciampo. Non c'è atomo, al mondo, che non T'abbia a sovrano: Fai tutto tu, poi dici che il ribelle sono io! (Omar Khayyam, Robâ'yyât, 354, ed. Pierre Pascal) |
Secondo a nessuno nella profondità di intento e grandezza di carattere, egli è soprattutto un insuperabile maestro nel mettere a nudo il nucleo più intimo della verità spirituale e di riportare ogni questione all'essenza religiosa, la relazione esistenziale tra uomo e uomo, tra uomo e Dio. Si potrebbe aggiungere che egli si distingue tanto dai suoi contemporanei quanto dai profeti che l'aveva preceduto. I profeti parlava no a favore dei poveri onesti e difendevano orfani e vedove, oppressi e sfruttati dai malvagi ricchi e potenti. Gesù andò più in là, egli si pose concretamente tra i paria della sua terra, i disprezzati dai notabili. I peccatori furono suoi commensali e gli aborriti gabellieri e le prostitute suoi amici (Vermes 259)."Gesù andò più in là". Quando cominciò ad "andare più in là?" Ci fu una svolta nella vita di Gesù. Giovanni il Battezzatore era predicatore di una remissione di peccati fuori dal Tempio, profeta di un imminente rivolgimento e giudizio (apocalittica). Gesù - partecipa inizialmente a questo movimento ma poi cambia. Dopo una parentesi ascetica (la dimora nel deserto), lo vediamo tra la gente comune. In quel momento nasce il contrasto tra discepolato di Giovanni e appartenenza al Regno secondo Gesù (Crossan 1991, 259 s.):
Un giorno i discepoli di Giovanni il Battezzatore e i farisei stavano facendo digiuno. Alcuni vennero da Gesù e gli domandarono: "Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei fanno digiuno, i tuoi discepoli invece non lo fanno?" Gesù rispose" Vi pare possibile che gli invitati a un banchetto di nozze se ne stiano senza mangiare mentre lo sposo è con loro? No. Per tutto il tempo che lo sposo è con loro, non possono digiunare. Verrà il tempo in cui lo sposo gli sarà portato via, e allora faranno digiuno" (Mc 2, 18-20 e par., cfr. Vangelo di Tommaso 104 ).Lo stesso tema, lo stesso contrasto appare in un altro testo in cui non solo l'"ascetismo apocalittico" di Giovanni e l'"aperta commensalità" di Gesù (Crossan, ivi) vengono posti in contrasto, ma Gesù si identifica con la Sapienza che "grida per le strade" (Prov. 1, 20; 8, 1 s.) e invita tutti al suo banchetto (ivi 9, 1-6):
La sapienza ha costruito la sua casa, adornata con sette colonne.Ecco dunque questo testo (Lc 7, 31-35 = Mt 11, 16-19, fonte Q, cioè l'altica fonte di detti di Gesù, cui Matteo e Luca attingono):
Ha ucciso gli animali, ha procurato il vino, ha preparato la sua tavola.
Ha mandato le sue serve a fare gli invito
dai punti più alti della città.
Esse gridano: "Venite gente inesperta!"
Agli ignoranti la sapienza dice:
"Venite e mangiate il mio pane, bevete il vino da me preparato, se volete vivere felici non frequentate gli stolti e prendete la via dell'intelligenza"
Gesù disse ancora: "A chi posso paragonare gli uomini dei nostri tempi? A chi sono simili? Essi sono come quei bambini seduti in piazza che gridano gli uni contro gli altri:E. Schlüsser Fiorenza 1990 commenta "Le più antiche tradizioni su Gesù vedono questo Dio dalla bontà misericordiosa in una 'Gestalt' (figura) femminile, come Sophìa (sapienza) divina. L'antichissimo detto 'Alla sapienza (Sophìa) è stata resa giustizia da tutti i suoi figli'" aveva probabilmente il suo ambiente vitale nella comunione di mensa di Gesù con i pubblicani, le prostitute e i peccatori" ( p. 158).
'Vi abbiamo suonato con il flauto una musica allegra e non avete ballato vi abbiamo cantato una canto di dolore e non avete pianto'
Così fate anche voi: è venuto Giovanni il battezzatore, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: 'È un indemoniato!'
Poi è venuto il Figlio dell'uomo, che mangia e beve, e voi dite: 'Ecco un mangione e un beone, amico degli agenti delle tasse e di altre persone di cattiva reputazione'.
Ma la sapienza di Dio è riconosciuta dai suoi figli."
...da una persona che richiede una fedeltà sessuale così assoluta come Gesù, e rifiuta ogni concessione, non ci aspettiamo che abbia contatti disinvolti con persone che contraddicono tali severe norme sessuali, e cioè con le prostitute. Eppure Gesù afferma: "I pubblicani e le prostitute entrano prima di voi nel Regno di Dio" (Mt 21, 31).Così Theissen (154), ma la sua spiegazione: la radicalizzazione rende tutti trasgressori e relativizza la norma, non è sufficiente. Il fatto è piuttosto che quando al "tu devi" sovrano corrisponde un effettivo "non posso" creaturale, questo "non potere" si trasforma di per sé in un appello irresistibile affinché il creatore se ne faccia carico,e la giustizia divenga grazia, Ecco "l'inesorabile misericordia" di cui parla Flannery O'Connor, alla fine del suo Il cielo dei violenti, ma prima ancora di lei, Paolo e Lutero.
31 agosto 2001 P.C. Bori
Bibliografia:
AA .VV. In spirito e verità. Letture di Giovanni 4, 23-24,
EDB, Bologna 1996;
P.C. Bori, Per un consenso etico tra culture, 2a ed., Genova, Marietti, 1995;
id., Monoteismo ed ermeneutica: quattro tesi, in Anima e paura, Quodlibet,
Macerata 1998, 69-77;
J.H. Charlesworth, Gesù nel giudaismo del suo tempo, tr. it. Claudiana,
Torino 1994;
J.D. Crossan, The Historical Jesus. The Historical Jesus. The Life of a
Mediterranean Jewish Peasant, Harper, San Francisco, 1991;
A. Destro-M. Pesce, Come nasce una religione. Antropologia ed esegesi nel
Vangelo di Giovanni, Laterza, Bari 2000;
A. Neher, L'essenza del profetismo, tr. it. Marietti, Casale Monf.1984;
E. Schlüsser Fiorenza, In memoria di lei, tr. it., Claudiana, Torino 1990;
G. Theissen, La fede che cambia, tr. it., Claudiana, Torino 1999;
G. Vermès, Gesù l'ebreo, Borla, Roma 2001.
Secondo i primi Amici, Cristo è soprattutto profeta (con riferimento a Deut. 18, 15): "Cristo è venuto lui stesso a insegnare al suo popolo" (cfr. LQ precedente, con riferimento a L. Benson).
Questo, a nostro parere, non significa porre in primo piano l'insegnamento morale di Gesù , la sua "superiore giustizia" , e nemmeno la persona di Gesù come salvatore, celebrata nel culto.
Significa piuttosto che la comunità riunita (1 Cor 14) , nello stesso spirito di Gesù (Giov. 14-16), assume e rende attuale, hic et nunc, in modo sempre diverso e imprevedibile la prospettiva di Gesù: l'irresistibile agàpe, la misericordia che, sciogliendo la contraddizione tra la potenza e la giustizia divine, rende partecipi del regno coloro che erano esclusi e perduti. Partecipi del regno, anzi sovrani: la teocrazia si rovescia e si instaura con le beatitudini.
Tutta la tradizione biblica e coranica conosce questa soluzione (nella sura "Aprente" del Corano Dio è "clemente misericordioso" prima ancora di "signore dei mondi", e "sovrano nel giorno del giudizio"). La specificità cristiana - che spiega molti sviluppi successivi - è nella straordinaria immagine del Messia crocifisso che nella sua carne impersona la profezia dell' agàpe.
Porre tuttavia al centro dell'attenzione della comunità il messaggio morale, oppure la persona di Gesù come oggetto di culto, significa chiudersi in una comunità (fosse pure quacchera) invece prolungare il movimento della profezia verso il mondo.
Per questo tra i primi Amici Giov. 1, 8 era un testo così importante: "la luce che illumina ogni uomo".
LQ è curata da Pier Cesare Bori.