A ROMA SU STA FORMANDO UN GRUPPO, riunendosi negli spazi della Chiesa Anglicana di Via del Babuino. Contattare Anna-Leena Vierumäki, via Stoccolma 9, tel +39 333 909 4637, e-mail vierumaki@hotmail.com
DUE GIORNI DI STUDIO: il gruppo bolognese li trascorrerà sull'Appennino bolognese, il 14-15 settembre. Contattare A. Guidotti.
IL "QUAKER PEACE AND SOCIAL WITNESS" IN BOSNIA ERZEGOVINA. Natascia Berlincioni ci ha lavorato per due anni. Racconta: "La Bosnia Erzegovina è un paese che per anni è stato al centro dell'attenzione dei mass-media che hanno documentato in vario modo gli orrori della guerra in Iugoslavia. Finiti gli orrori, la Bosnia è praticamente scomparsa dalla scena e, salvo per l'arresto di criminali di guerra, non se parla più. Ciò di cui non si parlato e purtroppo si continua a non parlare è il lavoro che negli anni post-guerra hanno intrapreso soprattutto le varie realtà locali, siano esse associazioni, gruppi informali e individui per la costruzione e di un futuro di pace.
Io ho avuto la fortuna di partecipare per due anni a questo lavoro come rappresentante di "Quaker Peace and Social Witness", dipartimento della "Società religiosa degli Amici" inglese che da anni è impegnata nel sostegno di queste realtà nella loro quotidiana lotta di costruzione della pace e di un futuro basato sulla fiducia e la collaborazione tra diverse etnie. Il lavoro dei Quaccheri, basato sul riconoscimento dell'importanza che occupa nella costruzione della pace il ruolo degli attori locali, si basa su interventi di cooperazione dal basso con attività di formazione alla cittadinanza attiva, ai diritti umani, al rafforzamento dell'organizzazione sociale e dell'associazionismo, attraverso l'ascolto attivo e partecipativo dei "bosniaci", indipendentemente dalla loro appartenenza etnica, ma non dal loro impegno sui valori i tolleranza, uguaglianza, non violenza e giustizia sociale. Il programma, tuttora in corso, a cui ho lavorato in questi anni è fondato sui bisogni espressi dalle realtà locali e si propone di rispondere a tali bisogni senza nessuna pretesa di imporre scelte maturate altrove. Questo lavoro di pace coinvolge un numero di realtà locali, tra associazioni di donne che lavorano per stimolare la partecipazione giovani alla vita sociale e politica del paese, associazioni che lottano per il rispetto dei diritti umani e associazioni promotrici della nonviolenza. Il lavoro a cui sono chiamate è difficile e in salita, ma quello che ho visto ed amato è il loro forte impegno, l'impegno di chi desidera costruire il proprio futuro e crede in una pace che la semplice cessazione del conflitto armato non porta con sé."
INCONTRI SILENZIOSI SETTIMANALI NEL CARCERE "Dozza" di Bologna (sul modello della Società degli Amici) sono cominciati nel mese di aprile, coinvolgendo un buon numero di detenuti e di detenute nelle sezioni penale, giudiziaria e femminile. Il silenzio è breve, di circa 15 minuti, segue dopo uno scambio interessante e intenso.
Che cosa è veramente "concreto"? Sentiamo a volte una specie di rimprovero. Di fronte all'ingiustizia e alla violenza strutturale, a che cosa serve il silenzio degli Amici? Quale peso e forza può avere un meeting silenzioso, quale testimonianza concreta costituisce?
Tutto dipende, si potrebbe replicare, dal significato che si attribuisce al silenzio. Esso "può essere oggi inteso e vissuto nel senso più ampio", dice il documento "La nostra via", e questo è espressione dell'intrinseco "liberalismo" della nostra tradizione. Ma non va dimenticato il significato originario del silenzio dei primi Amici. Per loro era il momento del culto "in spirito e verità", e quindi di un rapporto diretto con la Realtà ultima, in una situazione di totale eguaglianza, senza luoghi e segni sacri, senza rappresentazioni e rappresentanti del divino. Era il momento in cui, chiunque fosse mosso dallo spirito aveva diritto di parola (si ricordi il racconto di Voltaire nelle "Lettere filosofiche" e come egli colga il significato potenzialmente rivoluzionario di questa prassi "liberale").
In un mondo in cui il sacro è strumento di potere dell'uomo sul uomo; in
cui la "Terra santa" è il luogo di una infinita catena di violenza; in cui
la disuguaglianza cresce e la parola è solo di pochi; in una società del
sacro e del potere, il silenzio degli Amici può avere un significato
sovversivo,
Il silenzio degli Amici è molto concreto.
"GURU: IL MAESTRO SPIRITUALE nelle tradizioni d'Oriente e 'Occidente": era il titolo di un convegno tenutosi a Venezia il 18-20 aprile. P.C. Bori vi ha tenuto una relazione di cui si anticipa il testo.
1.
"Amici" o "Quaccheri" : questa duplice denominazione del protagonisti di
un movimento profetico nato in Inghilterra intorno alla metà degli anni
Quaranta del Seicento, merita una spiegazione, che già costituisce una
introduzione al tema.
"Amici", "Friends of the Truth", più tardi un po' più burocraticamente
"Society of Friends", è la auto-designazione preferita. Viene da Gv 15, 15,
un testo in cui si afferma: "Voi siete miei amici, se farete quello che io
comando. Non vi dico più servi, douloi, perché il servo non sa che cosa
faccia il suo signore, kyrios. Vi ho chiamati invece amici, filoi, perché
tutto e quello che ho udito da mio padre ve l'ho fatto conoscere". Un testo
in cui si parla di un signore e di servi, di un maestro e di discepoli (i
termini maestro/signore, discepoli/servo nel contesto sono reversibili,
cfr. Gv. 15, 9), ma si dice anche che i servi, douloi, diventano amici,
filoi, in forza di una relazione nuova e diversa basata su conoscenza e
amore, gnosis e agape.
"Quaker" invece riferisce una descrizione ironica, fatta dall'esterno, con
riferimento alla scuotimento, al tremito che gli Amici sperimentavano nel
momento in cui parlavano mossi dallo spirito e provavano l'emozione della
presenza del Maestro.
2. Il tema del maestro interiore è centrale nella prima missione quacchera. Ecco come Fox si presenta, predicando, nel 1652, in un luogo pubblico a Ulverston.
O popolo che si trova nella parrocchia di Ulverston considera che sono stato mosso dal Signore a venire nei vostri luoghi pubblici per dirigere la vostra mente verso Dio, affinché possiate sapere dove potrete trovare il vostra maestro; affinché la vostra mente possa riposare solo in Dio e non vi disperdiate fuori in cerca un maestro: il Signore Dio solo insegnerà al suo popolo, ed egli viene ad insegnare loro [...] Dio ha dato a ciascuno di voi una misura del suo spirito a seconda della vostra capacità [...] È una misura dello spirito di Dio che vi mostra il peccato, il male e l'inganno [...] Perciò prestate attenzione alla misura che vi è data [...] e abbiate prezioso il vostro tempo, finché ne avete [...] Amate la luce con cui Cristo vi ha illuminati, lui che ha detto "Io sono la luce del mondo" e illumina ognuno che viene al mondo [...] Il vostro maestro è dentro di voi; non guardate fuori: egli vi insegnerà, quando siete distesi sul letto quando andate fuori, ad evitare ogni occasione di peccato e di male (1652; Journal ed. J.L. Nickalls, Cambridge U.P., 1952, 142 s., Ambler, Truth of the Heart, Quaker Books, Friends House, London 2001, n. 1.1 ).
Questo testo - che Rex Ambler pone come primo nella sua bella e importante recente antologia - già mostra come si saldano le due grandi presupposti della visione quacchera: Mt 18, 20; e Gv 1, 9. Il Maestro è in mezzo ai suoi, riuniti nel suo nome.
Cristo Gesù [...] potete vedere quando cominciò a stabilire le sue riunioni, quando dice: "Dove due o tre sono riuniti insieme nel mio nome, io sono il mezzo a loro".(Ep. 249, 1667, Works 7, 298; Ambler I2, n. 8).
Il "Cristo profeta" attualmente presente nel mezzo della comunità è adempimento della profezia di Deuteronomio 18, 15 . Secondo L. Benson la frase-chiave - "Cristo è venuto lui stesso a insegnare al suo popolo " appare almeno 42 volte negli scritti di Fox (cfr. Bori, Un profeta come me, i Quaccheri, provvisoriamente in www.spbo.unibo.it/pais/bori). Ma questo è possibile attraverso la luce interiore, che illumina ogni uomo (cfr. Bori, "La luce che illumina ogni uomo"(Gv 1,9) in George Fox e Robert Barclay, in "Annali di storia dell'esegesi", 11/1(1994), 119-144, si può ricavare dal sito www.spbo.unibo.it/pais/bori). L'avere assunto a fondo quest'idea di una universale illuminazione consente ai primi Amici di considerare in maniera originale il problema di coloro che non sono raggiunti dalla predicazione. Ma fermiamoci per ora al tema del Maestro.
3. La posizione quacchera ha sicuramente una forte dimensione critica contro il rito cattolico, ma anche contro la centralità della Scrittura. Essa afferma che lo Spirito che ha dettato le Scritture è nei credenti, e che il Cristo interiore conta più del pane e del vino sacramentali che servirebbero a "farne memoria".
Non avete bisogno di Messe per insegnarvi, perché lo spirito che ha prodotto la scrittura vi insegna come pregare, cantare, lodare, gioire, onorare e adorare Dio e in che cosa e come camminare e atteggiarci di fronte Dio e alle persone, e ci conduce alla verità intera, in cui è la nostra unità, ed è colui che ci conforta, ci conduce e guida (Ep. 171, 1659, Ambler n. 1. 28).
E non sapete voi da soli che Cristo è in voi (salvo che siate dei reprobi), e dentro avete la testimonianza e la conoscenza della sua venuta, che bisogno avete di pane e vino per ricordarvi di lui? (To the king of France 1660; Doctrinals, Works 4, 237; Ambler 1. 103).
4. La rivoluzione non consiste nel modificare a fondo i contenuti della fede, ma di rileggere tutto ponendo al centro il credente, e al centro di questo il Maestro interiore.
Attenetevi a quello che è dentro. E quando vi diranno: "Eccolo qui", o "Eccolo là", non andateci, perché Cristo è dentro di voi [...] Perché la misura è dentro, e la luce di Dio è dentro, e la perla è dentro di voi, nascosta; e la parola di Dio è dentro di voi, e voi siete templi di Dio, e Dio ha detto che abiterà in voi e camminerà in voi. E allora che bisogno avete di andare ai templi degli idoli fuori di voi? (Ep. 19, 1652; Ambler n. 1. 23)
Singolarmente, come nota R. Ambler, p. 177, il messaggio dei primi Amici non insiste tanto su che cosa sia la verità, ma sul come e dove trovarla: "If you would them come to the knowledge of truth, let them know it, and where it is to be found", "Se volete che vengano alla conoscenza della verità, fategliela conoscere, e dove si trova" (1685; Ep. 405, Works 8, 293; Ambler 3, 24).
5. Uno strumento fondamentale in questa ricerca è il meeting, l'assemblea silenziosa.
Così ognuno giunge ad avere una particolare soddisfazione e quiete dentro di sé, e chi è stanco trova riposo in Cristo [...] Quando la mente è resa quieta in silenziosa attesa di Dio, si troverà misericordia presso Dio. In mezz'ora si può avere più pace e soddisfazione di quanto possano aver trovato in tutta la vita presso ogni altro maestro al mondo ("An Epistle to all people on the earth", 1657, Doctrinals, Works 4, 125; Ambler n. 1. 65).
Fox ci racconta anche un interessante episodio: un Amico, Francis Howgill, appena arrivato dagli ambienti dei Seekers, i "cercatori" si leva per parlare, nel silenzio, e poi siede senza aver parlato: "no need of words", quando si è tutti ai piedi del Maestro, nella sua vigna (Gv 15).
Attraversando il paesi giungemmo di nuovo nel Cumberland, dove avemmo un incontro generale di molte migliaia di persone in cima ad un colle, presso Langlands. Celeste e glorioso fu, e la gloria di Dio splendeva su tutto.C'era tanta gente da essere difficile farsi udire. I loro occhi erano volti a Cristo loro maestro e tutti sedevano sotto la loro vigna (cfr. Michea 4, 3 s.). Poi un Amico, ministro, Francis Howgill, andò fra di loro e quando fu mosso ad alzarsi sentì di non aver bisogno di parole perché tutti sedevano ai piedi del loro maestro Cristo Gesù. Così fu mosso a sedere ancora senza dir nulla (1653, Journal ed. Nickalls 168; Ambler n. 1. 66).
Per inciso, W. C. Braithwaite, The Beginnings of Quakerism, 2 ed., William Sessions Ltd., York, 1981, 85, cita una fonte che descrive un comportamento simile di Howgill, quando era ancora ministro tra i seekers, che già praticavano il silenzio, e quando Fox, nella primavera del 1652, venne in mezzo a loro a condividerne il silenzio:
...in silenziosa attesa di Dio per circa un'ora, e in questo tempo di silenzio Francis Hawgill sembrava disagio, tirava fuori la sua Bibbia e l'apriva, si alzava e risedeva di nuovo, parecchie volte, perché era preso da un ansia e da un tremore che gli impedivano di cominciare a predicare.
6. Sono molti anche i testi che invitano a confidare nell'insegnamento individuale del "principio divino" che è in ognuno.
Sii quieto e freddo (still and cool) nella mente e nello spirito, distaccato dai tuoi stessi pensieri, e sentirai il principio divino che volge la tua mente al Signore Dio, da cui riceverai quella forza e quel potere da cui la vita proviene, per calmare ogni tempesta e ogni bufera [...] Perciò arresta un momento il tuo pensare, il tuo cercare, desiderare, immaginare e dimora nel principio divino che è in te, così che la mente sia fissa in Dio, così da giungere a lui; e troverai forza da lui e che è un aiuto in tempi di travaglio, di bisogno e che è un Dio a tua portata (1658; Lettera a Lady Claypole, Journal, ed. Nickalls, 346 s.; Ambler 1. 61).
Sii quieto e silenzioso (still and silent) nella mente, abbandonando ogni pensiero sapiente, abile o sottile che possa passare nella tua mente, e poniti semplicemente dinanzi a Dio, senza prefiggerti alcun risultato. (1655; Lettera a Oliver Cromwell, Journal, ed. Nickalls, 194; Ambler 1. 62).
Voi che confidate nella vostra sapienza e nella vostra ragione, voi dite che l'attesa silenziosa di Dio non vi appaga. Sarebbe una cosa ben strana per voi arrivare a stare in silenzio: dovreste entrare in un mondo nuovo. Ora, voi dovete morire nel silenzio, morire con la vostra sapienza, la vostra conoscenza, la vostra ragione, la vostra intelligenza (1657; "An Epistle to all people on the earth", in Doctrinals, Works, 4, 132; Ambler 1, 63).
Avrei potuto scrivere a proposito di queste cose, ma sono difficili da esprimersi, e dure da accogliersi, perché le persone sono dominate dai conflitti e dalla follia e non sentono il bisogno della quiete (stillness) e della tranquillità (quietness) nel puro spirito di Dio, dove sono rivelate cose che erano velate, dove sono aperte cose che erano nascoste, e scoperte cose che erano coperte (1674; Epistle 313; Works 8, 72 s.; Ambler 1, 67).
7. Sorgono qui alcune questioni importanti, cui possiamo qui solo accennare. La prima questione è sull'origine del silenzio quacchero. Ci sono elementi che indicano la preesistenza di questa pratica nei Seekers. Si ricordi quanto appena detto a proposito di Francis Howgill (§ 5) Ch. Hill, Il mondo alla rovescia, tr.it Einaudi 1981, cita il seeker William Erbery: gli uomini "devono stare tranquilli, in sottomissione e silenzio, attendendo che ilSignore venga e si riveli a loro" (p. 182). Edward Burrough, che proveniva dagli ambienti dei Seekers, scriveva:
Spesso ci riunivamo e attendevamo il Signore in un silenzio puro da ogni nsotra parola, e tendevamo l'orecchio alla voce del Signoe e sentivamo la Sua Parola nei nostri cuori.
Il testo risale al 1652 (è l'Epistle to the Reader pubblicata in prefazione ad un opuscolo di Fox del 1659, The Great Mystery of the Great Whore, cfr. Rufus M.Jones, Spiritual Reformers in the 16th and 18th Centuries (1914), Boston 1959, pp. 337-340). Più tardi, ne accennerà lo stesso W. Penn in Prefazione al Journal di Fox:
...molti lo lasciarono [il movimento puritano], e lasciarono tutte le chiese e società visibili, e vagavano qua e là, come pecore senza pastore, come colombe senza compagno, cercando il loro diletto, senza trovarLo [...] Questa gente era chiamata dagli altri "Cercatori" o "Famiglia dell'amore" perché, venuti a sapere l'uno dell'altro, si trovavano talvolta non per pregare o predicare formalmente, in luoghi tempi e luoghi da loro determinati, come prima erano usi fare, ma attendevano insieme in silenzio che sorgesse in qualcuno di loro qualcosa che potesse derivare da una sorgente divina, come talvolta si esprimevano (Braithwaite, cit., p. 25).
La ricerca dovrebbe anche toccare il contesto storico (che presenta singolari corrispondenze, solo in parte esplorate dall'appena citato Rufus M.Jones: i "riformatori spirituali", ma anche il quietismo cattolico - M. de Molinos, M. Guyon, Fénelon -, la stretta osservanza nella Trappa, istituita da A.J. de Rancé, per non dire dei mistici cattolici spagnoli, di Boehme, di Angelo Silesio...). Ma in base alla semplice lettura dei testi, si coglie un duplice fondamento biblico del silenzio, ciascuno con un duplice correlato, negativo e positivo: occorre che tutto taccia, perché si realizzi la comunione con la divinità. Il primo è sapienziale, contemplativo, mistico: la "stillness", la "coolness", la quiete, il silenzio sono partecipazione e imitazione degli attributi divini, l'eternità, l'immutabilità, l'infinità. Un esempio può essere:
Cari amici, dimorate nella quiete e nel silenzio della potenza dell'Onnipotente, che mai varia, si altera, cambia, ma preserva su, fuori e al di sopra di tutti i mutevoli culti, religioni, ministeri, chiese, insegnamenti, pricipati, e potestà ... (1661; Ep. 201, Works 7, 198 s.)
Dove fa da tramite il brano, di sapore giudaico ellenistico, della Lettera di Giacomo 1, 17: "Ogni dono perfetto ... discende dal Padre della luce, nel quale non c'è variazione né ombra di cambiamento". Questo silenzio ha anche risvolti morali e ascetici, il rifiuto del mondo, la stabilità, la "purezza".. L'altro fondamento è il silenzio dell'attesa profetica. "Ogni carne deve tacere dinanzi a Dio " (Zaccaria 2, 13). Allora, come avvenne a Elia, egli si manifesterà, qol demamah, "voce del silenzio" (1 Re 19, 12, cfr. D. Gwyn, Apocalypse of the Word, Friends U.P., Richmond 1984, 163). Nella comunità raccolta in silenzio, il Maestro viene, il risorto appare, la Luce si manifesta, i profeti prendono la parola (1 Cor 14). I brani citati illustrano ampiamente questa idea di silenzio-attesa.
8. La seconda questione concerne coloro che non possono essere raggiunti dalla predicazione. "La luce illumina ogni uomo" (Gv 1, 9). Ricordo il ragionamento di Robert Barclay, nella sua Apologia, (Theologiae Verae Christianae Apologia, 1676, e in inglese An Apology for the True Christian Divinity 1678; cito dall'edizione inglese edita a Philadelphia, 1908; cfr. il mio studio già citato "La luce che illumina ogni uomo"(Gv 1,9) in George Fox e Robert Barclay):
Quanti sono stati feriti dalla caduta di Adamo, senza nulla sapere che lui sia mai esistito al mondo, e che abbia mangiato il frutto proibito? Perché non possono essere salvati dal dono e dalla grazia di Cristo in loro, che li rende giusti e santi, anche se ignorano che questo viene loro dalla morte e dalle sofferenze di Gesù che fu crocifisso a Gerusalemme, soprattutto considerando che Dio ha reso loro semplicemente impossibile questa conoscenza. Come molte persone possono essere uccise da veleno messo nel loro cibo; sebbene non conoscano di che veleno si tratti, e chi l'abbia messo, così, d'altra parte, molte persone possono essere curate dalle loro malattie, senza sapere come la medicina sia stata preparata, senza conoscerne gli ingredienti e spesso nemmeno chi l'abbia prestata (p. 181)
Secondo lo stesso autore, è utile, ma non indispensabile la conoscenza storica, "secondo la carne", del Cristo, ciò che importa è il "mistero", che si può dare anche senza la "storia"
La storia dunque è profittevole e consolante quando è unita al mistero, mai senza di esso; ma il mistero è e può essere profittevole senza la conoscenza esplicita ed esteriore della storia (The history then is profitable and confortable with the mystery, and never without it; but the mystery is and may be profitable without the explicit and outward knowledge of the history" p.141; il latino dice: "Historia igitur prodest, et consulabunda est, cum mysterio conjuncta, sed non sine illo; et mysterium est, et prodesse potest sine esplicita et externa cognitione historiae", p. 86 della versione latina).
Secondo Barclay, molti filosofi pagani percepirono la presenza di una colpa originaria, sebbene non conoscessero la storia biblica: "Molti dei filosofi pagani erano sensibili alla perdita ereditata da Adamo, anche se non conoscevano la storia esterna", come Platone quando parla della caverna in cui l'anima umana era racchiusa, "conversando solo con le ombre"; Pitagora che parlò dell'uomo che vaga come una straniero nel mondo, bandito dalla presenza di Dio, Plotino, che parlò dell'anima umana come una cenere o un fuoco estinto. Alcuni dicono che le ali dell'anima sono state tagliate (p. 188). Seneca nomina uno "spirito sacro, che ci tratta come noi lo trattiamo" (Ep. 41); Cicerone nel De repubblica, "citato da Lattanzio (Inst. 6), parla di una "luce innata". Di questa luce parla anche Plotino, e la chiama anche Sapienza (cfr. Prov. 1, 20-33, 8, 9-34). Focilide affermò che "la miglior parola è quella della sapienza divina". Giustino parlò di Socrate come di un cristiano. Ci sono affermazioni in questo senso anche di Clemente Alessandrino (Apol. 2, e Strom. I) e di Agostino nella Città di Dio, XVIII, 47. Vedi anche Agostino Conf. I, 9 a proposito dello studio dei libri platonici, e infine un arabo, Ibn Tufayl, con la sua opera Hayy ben Yaqdhân (XXVII), appena tradotto dall'arabo E. Pocock nel 1671 con il titolo Philosophus autodidactus e quindi in inglese dal quacchero G. Keith.
9. La terza e ultima questione riguarda l'obiezione: non si confonde forse la luce "naturale" della coscienza con quella divina? (così p. es. Il puritano Richard Baxter in The Quakers' Catechism, 1655). Fox risponderà sempre con un lettura del prologo di Giovanni nella quale si mostra, dal contesto, che la luce che illumina ogni uomo è "divina e spirituale", perché la creazione stessa è opera del Verbo . In realtà, replicare appellandosi al carattere soprannaturale della stessa creazione non costituiva una risposta al problema della specificità e gratuità della operazione salvifica rispetto alla creazione. Più profondo era Barclay . Ogni uomo porta in sé un Seme divino, un germe di Vita, una capacità Luce, ma la Luce che "illumina ogni uomo" non è la ragione "naturale", e neppure è uno spontaneo sviluppo di quel Seme, ma è - ad opera dello stesso Verbo creatore e luce - un'ulteriore illuminazione, che può anche non essere accolta: "la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno accolta" (Gv 1, 5). Secondo Barclay ce c'è un "kairòs", un tempo della visita divina, per ognuno.
Dio ha dato a ognuno, ebreo o pagano, turco o scita, indiano a barbaro, di qualsiasi nazione, paese o luogo, un certo giorno o tempo di visita, durante il qual giorno o tempo è possibile essere salvato (Apology, cit. p. 132).
Seme immanente che si sviluppa dal basso, illuminazione puntuale e gratuita dall'alto sono due aspetti ineliminabili, che si integrano a vicenda.
La nostra Via è il documento base del meeting di Bologna.
LQ è curata da Pier Cesare Bori via Angelelli 18 40137 Bologna, tel. 051/6237608. E-mail bori@spbo.unibo.it. Le spese per ogni numero di LQ sono di circa E 50. I contributi sono graditi.