[Pagina Quacchera Italiana]

Il culto in spirito e verità

Il « culto in spirito e verità nella predicazione e negli scritti dei primi Amici » è stato il tema di una relazione di Tatiana Pavlova, degli Amici di Mosca, a un Seminario universitario sullo stesso tema tenutosi a Bertinoro a fine maggio 1994. Ecco una sintesi del suo intervento.

1. Il « culto in spirito e verità » è un concetto fondamentale nelle opere dei primi Amici. La formula stessa, e inoltre numerosissimi riferimenti all' idea dell' unico autentico culto si trovano nella letteratura quacchera molte centinaia di volte. Una bellissima illustrazione di questo è costituita dalle parole di Fox nella lettera 249 (1667): « Chi può adorare Dio, che è spirito, nella verità, se non chi è giunto allo spirito e alla verità nel proprio cuore? Qui rendiamo l'adorazione pubblica, nel tempio che Cristo istituì, e ad essa ogni uomo e ogni donna deve arrivare, la verità nell'intimo e lo spirito dentro, per adorare nello spirito. Devono essere in lui, e nella verità, per adorare il Dio di ogni verità che è spirito. Questo è il culto pubblico e universale; questo porta ogni uomo e ogni donna alla verità, e allo spirito di Dio nei loro cuori...».

2. Il culto in spirito e la luce interiore. Il fondamento della concezione quacchera è costituito dall'idea che la luce di Cristo (o lo stesso Cristo) sussiste nel cuore di ogni uomo. Lo spirito di Dio, o la luce interiore di Cristo davano loro una percezione di unità, di amore e di pace. Ecco come Barclay lo spiega nella sua Apologia: « Dio è spirito. Per questo deve essere adorato in spirito... Egli abita nel cuore di ogni cristiano. Là si manifesterà senza alcun mediatore e darà indicazione sul come servirlo con atti esteriori ». W. Penn oppone il vero culto in spirito al servizio divino carnale e mondano della maggior parte delle chiese cristiane. Il culto, stabilito da Cristo, egli dice, è « il più interiore e spirituale, il loro è il più esteriore e corporeo; quello si addice alla natura di Dio, che è Spirito, questo all'elemento più carnale. Invece dunque di escludere la carne e il sangue, si osserva un culto atto a gratificarli ». L'accento, nel culto, si spostò sull'esperienza mistica personale. Per i quaccheri ebbe speciale importanza l'incontro personale con Cristo nel culto, incontro che avveniva in ciascuno in modo diverso, in dipendenza dalla propria esperienza, sentire, costituzione. « Ho incontrato il seme...Ho incontrato il mio Dio, ho incontrato il mio Salvatore...Ho incontrato il Padre del seme e nel seme ho sentito che egli è mio Padre. Là ho letto della sua natura, del suo amore, delle sue misericordie, della sua tenerezza che hanno sciolto, sopraffatto e cambiato il mio cuore dinanzi a lui...Ho incontrato il puro spirito di preghiera e di supplica... Ho incontrato la vera pace, la vera giustizia, la vera santità,il vero riposo dell'anima ». Di queste dichiarazioni sovrabbondano le lettere, i diari e i trattati quaccheri, da Fox a J. Woolman.

3. Nozione di verità. La nozione di « verità » in senso religioso e teologico aveva per gli Amici anche un significato peculiare e specifico.Non per nulla spesso si chiamavano « Amici nella verità ». C'era anche un'altra nozione di verità, di carattere pratico, anch'essa straordinariamente importante per i quaccheri. Verità, in senso letterale significa veracità. Attenersi alla verità significa non mentire, non cedere spiritualmente, qualunque siano le circostanze. Il diario di Fox e le sue lettere abbondano di richiami agli Amici a dire sempre la verità e ad attenervisi. Un esempio notevole in proposito è offerto dal Diario di John Woolman: è evidente come l'autore lavora costantemente e tenacemente su di sé, per raggiungere una veracità (vernost' si direbbe in russo) cristallina intesa sia come verità (pravda) nella sua accezione vitale, sia come Verità (istina) (il Cristo interiore). Gli amici costantemente ricordarono gli uni agli altri il rispetto per la verità nel loro « ministero vocale » e nei viaggi comuni.

4. Il tempio interiore. Un tratto distintivo della fede degli Amici fu il fermo convincimento che Dio e Cristo si trovino negli spazi interiori dell'anima. Esortava Fox: « Attenetevi a quanto è dentro (keep within). Perché la misura è dentro, e la perla è dentro di voi, e la parola di Dio è dentro di voi, e voi siete i templi di Dio. E Dio ha detto che dimorerà in voi...Perché Dio è spirito e colui che lo adora deve adorarlo in spirito e verità ».Secondo W. Penn, in No Cross, no Crown, « Cristo distolse i suoi discepoli dalla gloria e dal culto del tempio esteriore e istituì un culto più interiore e spirituale, che insegnò ai suoi discepoli ». Segue un riferimento esplicativo a Gv 4, 21-23: « Come se dicesse: per la debolezza del popolo, Dio, nei tempi antichi, ha accondisceso a limitarsi in un tempo, in un luogo, in un tempio, in una liturgia esterni, in cui e per cui fosse adorato; ma questo era durante l'ignoranza umana della sua onnipresenza ». Cristo spiegò alla Samaritana e ai suoi discepoli che Dio è spirito e abita nel tempio interiore, spirituale, l'anima di ogni credente.V'è anche un altro aspetto dell'opposizione del tempio interiore a quello esteriore, un aspetto più attuale, di viva rilevanza . È la contrapposizione del tempio interiore, luogo del culto in spirito e verità, alla « casa con campanile » (steeple-house), cioè all'edificio ecclesiastico, dove operavano i « predicatori prezzolati ». Era frequente che Fox e gli altri quaccheri entrassero nell'edificio ecclesiastico nel momento del culto, lo interrompessero e attaccassero violentemente il predicatore, investendolo con domande: « E questo posto lo chiameresti una chiesa? Chiameresti una chiesa questo ammasso confuso di gente? » Egli proponeva, come Lutero, di affiggere alle porte delle « case con campanile, che questo mondo chiama chiese » un cartello con la scritta: « Dio non è adorato qui: questo è un tempio fatto da mano d'uomo; e questa non è neanche una chiesa, perché la chiesa è in Dio. Questo edificio non è in Dio, né siete in Lui, voi che vi incontrate qui ».

5. Vero culto e silenzio. La convinzione dei quaccheri che il vero culto può essere solo un culto spirituale, puro e interiore portò all'elaborazione di una particolare pratica, atta a condurli alla desiderata esperienza religiosa. A fondamento di questa pratica fu posto il silenzio orante. Il silenzio quacchero, come ha osservato D. Gwyn, proviene dalla pratica dei « seekers », dei cercatori spirituali. G. Fox non parla in nessun luogo dell'origine del silenzio e c'è motivo di pensare che questa pratica fu creata a poco a poco, perché coloro che diedero origine al movimento quacchero - lo stesso Fox, G.Nayler, E. Barrow, G. Parnell e altri predicavano molto nel momento delle riunioni. Ma già verso il 1654 questa pratica del silenzio collettivo era diffusa dappertutto. Penn è convinto che il culto autentico richiede una adeguata « preparazione del cuore ad opera di Dio ». Ogni preghiera e ogni insegnamento che non procedono dallo spirito santo non sono accolti da Dio: « ... né può essere un vero culto evangelico, che è in spirito e verità, e cioè, con la preparazione e l'aiuto dello spirito », giacché si può adorare l'immutabile e l'eterno Dio solo « nello spirito a lui proprio ».

6. Vero culto e servizio. Per Fox e per gli altri amici del suo tempo il culto vero era legato indissolubilmente ad un comportamento moralmente corretto, umano, attento e affettuoso nei confronti del prossimo.E del tutto inutile appariva isolarsi, uscire dal mondo, la separatezza monastica o settaria. Coloro che seguono Cristo - scrisse Fox - « lo posseggono, e camminano in lui; e poiché voi l'avete accolto, camminate tutti nella pace e nell'amore, e vivete nell'adorazione di lui in spirito e verità ». In questo modo tutta la vita per chi abbia assunto e abbia profondamente assimilato il culto « in spirito e verità » diventava un servizio a Dio.

Il testo completo è pubblicato. Rivolgersi a P.C. Bori.


[Pagina Quacchera Italiana]

Pagina curata da Simon Grant.
Aggiornata al 6 maggio 1996