Vogliamo proporre una riflessione sul silenzio, che è il nostro tratto essenziale e fondante, cui è necessario sempre tornare. È una scelta di brani di autori quaccheri. Su alcuni di essi ci siamo già soffermati nel nostro ritiro.
« Il seme cresce in voi nel silenzio, dove potete trovare nutrimento, nello spirito di vita... Là c'è innocenza e semplicità di cuore, lo spirito si vivifica, la vita si nutre ».
Ep. 181 (1659).
« La vostra forza è nel restare fermi e tranquilli, e nell' esserne rigenerati.Occorre che sappiate come attendere e come camminare dinanzi a Dio, mediante lo Spirito che è in voi... E, amici, dovunque vi riunite, prestate attento ascolto gli uni agli altri, sul fondamento di quanto è eterno, e badate che le vostre parole provengano dalla vita eterna ».
Ep. 46 (1653). Dalle Lettere di Fox
« A quel tempo [Fox] insegnava il silenzio, essendone egli stesso un esempio. Egli si sforzava di sottrarre gli uomini alle pratiche religiose (« selfperformances »), rendendo testimonianza e volgendoli alla luce del Cristo dentro di loro, ed incoraggiandoli ad aspettare con pazienza di sentirne la forza nei loro cuori, affinché la conoscenza e il culto di Dio si fondassero sulla potenza di una vita senza fine, nella luce ».
William Penn, prefazione al Diario di G. Fox.
Un brano dal diario di John Woolman (1720-1772) si trova nella pagina sulla riunione di culto quacchero.
« L'unico fondamento della fede su cui è costruita la Società degli Amici è la convinzione che Dio comunica veramente con ognuno degli spiriti che egli ha creato, in una diretta e viva trasmissione in noi del respiro della sua vita, a ciascuno secondo la propria misura ; che egli lascia sempre un testimone di se stesso nel cuore e nell'ambiente dell'uomo; e che per ascoltare chiaramente la voce divina che ci parla abbiamo bisogno di essere in quiete; di essere soli con lui nel luogo segreto della sua presenza, in modo che tutta la carne taccia di fronte a lui [20].
Mi sembra che nient'altro che il silenzio possa guarire le ferite arrecate dai conflitti nelle regioni dell'invisibile. Nessun aiuto esterno si è comunque mai rivelato alla mia esperienza così opportuno ed efficace come l'abitudine di riunirsi in un rito pubblico in silenzio. Fui dapprima attratta da questo tipo di culto perché non mi impegnava in niente, e al tempo stesso mi lasciava indisturbata nella ricerca di aiuto nella maniera da me desiderata. Ma ben presto cominciai a diventare consapevole che i continui e prolungati silenzi avevano un effetto molto più diretto e potente di quanto pensassi. Quei momenti cominciarono ben presto ad esercitare il loro effetto: stranamente mi sentivo più dolce e disposta a sottomettermi. Di solito, dopo un po' di tempo, scendeva su di me un profondo senso di timore reverenziale: stavamo seduti insieme e aspettavamo. Che cosa? Nel mio cuore, che comunicava con altri cuori, sapevo nel nome di chi ci incontravamo, e sapevo chi veramente era presente tra di noi. Prima non mi aveva mai rivelato la sua influenza con tanta potenza quanto accadeva in quelle assemblee tranquille.La pratica dell'attesa silenziosa della presenza invisibile determinava un altro risultato: una disponibilità particolarmente viva a ricevere volentieri ogni parola di chi parlasse « in quanto discepolo ». Le parole
pronunciate erano spesso deboli e sempre inadeguate (come devono esserlo tutte le parole in relazione alle cose divine), qualche volta persino completamente irrilevanti in rapporto ai miei bisogni individuali, anche se talvolta potevano risultare di grande efficacia e aiuto; ma, dal momento che venivano dopo lunghi silenzi come rugiada caduta su un terreno assetato, esse risultavano molto più profonde, e venivano ricevute da un terreno molto meno spinoso di quanto non capitasse con le parole che avevo sentito dal pulpito.
Nelle riunioni degli Amici, per il fatto che ognuno è libero di parlare, si possono inoltre percepire armonie e corrispondenze tra espressioni molto varie, in una misura impossibile altrove. Talvolta è come ascoltare diverse parti cantate, invece di un unisono. La libera ammissione del ministero delle donne, arricchisce certamente questa armonia. Mi sono spesso chiesta se alcuni dei consigli materni che ho ascoltato nelle nostre assemblee non avessero raggiunto alcuni cuori che potevano essere chiusi al predicatore maschio » [54-56].
Da Punti fermi quaccheri (1890) di K.Stephen
« Mentre ero troppo giovane per avere una religione per me stesso, mi trovavo in una casa dove la religione manteneva la sua fiamma sempre accesa. Avevamo ben poca « roba », ma eravamo ricchi di un benessere invisibile. Non ero stato battezzato e « fatto cristiano » in una chiesa, ma ero asperso dalla mattina alla sera dalla rugiada della religione. Non consumammo mai un pasto che non cominciasse con un silenzio di ringraziamento; non cominciammo mai una giornata senza una « riunione di famiglia » in cui la mamma leggeva un capitolo della Bibbia, lettura seguita da silenzio intenso. Questi silenzi, durante i quali i bambini della mia famiglia erano fatti tacere in una sorta di timore reverenziale, segnarono significativamente il mio sviluppo spirituale. C'era lavoro dentro e fuori la casa che aspettava di essere fatto, eppure eccoci seduti in silenzio, quieti, senza far nulla. Scoprii ben presto che qualcosa di reale stava accadendo. Sentivamo aprirsi dentro la via che conduce laggiù, donde vengono le parole vive: e molto spesso venivano. Qualcuno rendeva onore a Dio e parlava con lui in maniera così semplice e tranquilla che lui non sembrava mai lontano. Le parole aiutavano a spiegare il silenzio. Stavamo trovando quello che cercavamo. Quando cominciai a pensare a Dio non ho mai pensato a lui come distante. Durante gli incontri alcuni degli Amici che pregavano parlavano forte quando lo invocavano, ma a casa egli udiva sempre facilmente e sembrava essere lì con noi nel silenzio vivente.
Molto spesso in questi incontri per il culto, che di solito duravano per quasi due ore, c'erano lunghi periodi di silenzio, perché non abbiamo mai cantato per riempire le pause. Non credo che nessuno mi abbia mai detto a cosa serviva il silenzio. Non sembra necessario spiegare il silenzio quacchero ai bambini. Loro sentono quello che significa. Non sanno che fare di periodi molto lunghi di silenzio, ma c'è qualcosa nei brevi, vivi e pulsanti momenti di silenzio che soddisfa la vita sommersa del bambino e lo indirizza verso una vita più nobile e una più santa aspirazione. Non so se c'è un metodo di culto che operi con un potere più sottile o che con più efficacia formi moralmente e culturalmente.
Qualche volta una vera onda spirituale poteva riversarsi sull'assemblea in questi momenti silenziosi, che mi facevano sentire molto solenne, mi trascinavano - anche se ero un ragazzo spensierato - in qualcosa di più profondo dei miei stessi pensieri, e mi davano un senso momentaneo di quello Spirito che era stato la vita e la luce degli uomini di tutte le età e di tutti i luoghi. Nessuno in quel gruppo aveva mai udito la parola « mistico » e nessuno avrebbe riconosciuto cosa significava se fosse stato applicato a questa forma di culto, ma questa era una religione mistica nel miglior senso della parola, e del tutto inconsciamente io venivo preparato ad apprezzare e in un tempo successivo a interpretare l'esperienza e la vita dei mistici [89-90].
Nei nostri incontri per discutere questioni pratiche, se avessimo seguito il metodo comunemente usato nel mondo, avremmo deciso tutto in venti minuti. Ma spesso noi passavamo due ore in queste operazioni, perché ogni questione doveva essere immersa in un'atmosfera spirituale [...] Non si andava ai voti. Ognuno diceva qualcosa a suo modo. Un momento di silenzio sopraggiungeva, e il segretario si alzava e diceva: « Risulta che l'assemblea intende » fare questo e quello. Spontaneamente da tutte le parti della casa sorgevano voci, alte, basse, che dicevano: « sono d'accordo con questo », « anch'io », « era quel che pensavo anch'io », « questo mi va bene ». E così noi passavamo all'argomento seguente » [96-97]
(1926) Rufus J. Jones
« In silenzio, senza rito o simbolo, nella quiete dei nostri incontri abbiamo conosciuto lo Spirito di Cristo: la sua grazia allontana la nostra debolezza, la nostra assenza di volontà, le nostre paure, accende in noi la gioia dell'adorazione. Abbiamo sentito la potenza dello Spirito creare nuovamente in noi l'amore e la comunione con tutti gli altri. Questa è la nostra Eucarestia e la nostra Comunione ».
Assemblea annuale inglese degli Amici, 1928.
« Nel santo silenzio noi ci inchiniamo all'Eternità, e sappiamo che la divina Attenzione teneramente abbraccia noi e tutte le cose nel suo amore persuasivo. Qui tutta l'iniziativa umana si trasforma in acquiescenza, e Egli lavora e prega e cerca se stesso attraverso noi, in una vita intensa e stimolante. Qui l'autonomia della vita interiore diventa completa e con gioia la preghiera parla attraverso di noi, cercatori della vita che attraverso noi fluisce nel mondo degli uomini. Qualche volta questa preghiera è specifica e siamo indotti a pregare per qualche particolare persona o per situazioni particolari con un'energia tranquilla o turbolenta che, considerata da un punto di vista soggettivo, sembra del tutto irresistibile. Qualche volta la preghiera e questa vita che fluisce attraverso noi raggiunge tutte le anime con una visione simile e le sorregge con tenera cura. Qualche volta fluisce fuori del mondo del cieco conflitto, e diventiamo Salvatori cosmici, alla ricerca di tutti quelli che si sono persi ».
Thomas Kelly, A Testament of Devotion (1941)
Pagina curata da Simon Grant.
Aggiornata al 4 giugno 1996